La città dei sogni: raggiungere tutto in 10 minuti, a piedi
Avere tutti i servizi principali a portata di mano. A pochi minuti a piedi o in bicicletta. Senza dover passare ore in coda, in macchina, per andare dall’altra parte della città. Ad alcuni potrebbe sembrare un sogno, ma si tratta di un preciso modello urbanistico reso popolare dal 2020 a Parigi e ispirato dallo scienziato franco – colombiano Carlos Moreno. Si chiama “Città di 15 minuti” e garantirebbe ai residenti dei centri urbani di trovare risposta entro 15 minuti a piedi o in bicicletta dalle loro abitazioni a sei richieste essenziali: vita, lavoro, commercio, assistenza sanitaria, istruzione e intrattenimento. Si tratta chiaramente di un modello che punta a scardinare quello tradizionale, dove i servizi principali sono concentrati verso il centro della città e le abitazioni sono invece spostate in periferia. Per arrivare a una struttura policentrica, in cui i singoli quartieri garantiscono una sorta di autosufficienza e in cui è possibile raggiungere ogni servizio essenziale in poco tempo. Nella convinzione che in questo modo le aree urbane possano funzionare in modo più efficiente, equo e sostenibile.
Non si tratta di fantascienza, anzi. Molte città hanno iniziato da tempo a riorganizzare i propri servizi in quest’ottica. Si segnalano gli esempi di Milano, Parigi, Berlino e Dublino, dove il 90% della popolazione può godere di servizi accessibili. Questo modello di città si è diffuso molto dopo l’esperienza del Covid. L’idea di base è che poter accedere facilmente ai vari servizi che sono necessari nella vita di tutti i giorni, senza dover effettuare lunghi viaggi nel traffico, migliora il benessere delle persone. La città di 15 minuti, con la sua enfasi sulla percorribilità e l'accessibilità, è stata proposta anche come un modo per servire meglio gruppi di persone che storicamente sono state escluse dalla pianificazione, come donne, bambini, persone con disabilità e anziani. Concentrandosi sulla vicinanza, questo approccio può affrontare questioni urgenti come l'inquinamento atmosferico, la congestione del traffico e le disparità sociali.
Qual è la situazione di Roma, su questo fronte? Secondo lo studio pubblicato su Nature Cities, elaborato da un team di ricerca dei Sony Computer Science Laboratories presso il Centro Ricerche Enrico Fermi di Roma, il 70% dei cittadini della Capitale, già oggi, può raggiungere i principali servizi necessari in 15 minuti, a piedi o in bicicletta. Si tratta, però, nella stragrande maggioranza, di chi vive all’interno del Grande Raccordo Anulare. Per chi vive all’esterno del GRA, solitamente le distanze superano i 30 minuti. Il team composto da Matteo Bruno, Hygor Piaget Monteiro Melo, Bruno Campanelli e Vittorio Loreto, nel suo studio, si è chiesto se un adeguato trasferimento dei punti di interesse esistenti potrebbe portare a una migliore accessibilità e quindi, a una maggiore percentuale della popolazione che vive in condizioni di 15 minuti. Ha poi elaborato un algoritmo che ridistribuisce in modo ottimale i punti d’interesse già esistenti in una determinata città, puntando ad avere una quantità uguale di servizi pro capite in tutto il centro urbano, portando ad una distribuzione dei servizi più equilibrata rispetto a quella attuale. In questo scenario, ogni servizio servirà un numero approssimativamente uguale di persone nel proprio quartiere. Il team di ricercatori ha anche realizzato una mappa online, navigabile, in cui è possibile verificare il livello di accessibilità di migliaia di città in tutto il mondo.
E se il modello delle città di 15 minuti poteva sembrare già fantascienza, c’è chi prova ad avvicinare ancora di più i servizi ai cittadini. Uno studio del 2025 applicato a Firenze introduce una metodologia che valuta l’accessibilità a servizi essenziali entro 10 minuti a piedi, proponendo metriche utili per politiche urbanistiche orientate all’equità dello spazio urbano. Nel paper dal titolo “Quantifying walkable accessibility to urban services: An application to Florence, Italy” i ricercatori Leonardo Boncinelli, Stefania Miricola e Eugenio Vicario del dipartimento di Economia e Commercio dell’Università di Firenze, propongono una nuova metodologia per misurare l’accessibilità pedonale ai servizi urbani, ispirata al concetto della Città di 15 minuti, ma ridotta a 10 minuti di cammino. L’obiettivo è valutare la qualità della vita urbana attraverso la prossimità ai servizi essenziali, con un’applicazione concreta al caso di Firenze. Il modello si basa sull’idea che città compatte e policentriche migliorino il benessere e riducano gli impatti ambientali. Partono dai singoli edifici residenziali e per ogni edificio viene calcolato un indice medio che rappresenta la quota di servizi accessibili nelle sei categorie: scuole, sanità, alimentari e servizi primari, tempo libero ed aree verdi. Secondo le loro analisi Firenze risulta essere una città compatta, con densità demografica uniforme e quindi elevata accessibilità complessiva. Le zone con maggiori valori dell’indice sono il centro storico e alcune aree periferiche come Bandino/Bellariva e Affrico/Coverciano. Mentre le aree con il minor punteggio coincidono con zone collinari e scarsamente abitate. È chiaro come queste analisi possano essere utilizzate dagli amministratori comunali per decidere come trasformare le proprie città per renderle più inclusive e sostenibili.